La didattica a distanza: quali conseguenze psicologiche?

La DAD (didattica a distanza) ha rappresentato una preziosa “ancòra” di salvezza per la nostra scuola,  offrendo in questa situazione pandemica la possibilità ai nostri ragazzi di stare al passo con i programmi curriculari permettendo nel contempo il mantenimento dei contatti “umani” se pur a distanza.

Per quanto questa si configuri come risorsa, in ambito psicologico sta procurando alcune conseguenze nocive per i nostri ragazzi, tra le più  significative:

  • Isolamento: La didattica a distanza ha tolto il legame con il luogo fisico della classe e questo porta i ragazzi a sentirsi più soli. Il momento della scuola e del contatto con i compagni di classe rappresenta una delle esperienze che definisce un adolescente dal punto di vista dell’identità sociale. La relazione risulta inficiata poichè non si riesce a creare un rapporto spontaneo basato anche sul necessario scambio della comunicazione non verbale, essenziale per la comprensione degli stati emotivi dell’altro.

Ci troviamo a vivere un momento in cui anche i processi di socializzazione si devono giocare su un piano virtuale, da una parte c’è la negazione della situazione pandemica, con ragazzi che si riversano a frotte per strada, senza mascherina; dall’altra, spesso, assistiamo a un senso di paura prevalente rispetto al desiderio di ritrovarsi, anche se in condizioni non ottimali, e assistiamo alla “fuga nella capanna”, al ritiro nella propria stanza.

La pandemia non ci permette di toccarci, di avere contatti. Anzi, più vogliamo bene, e meno ci dobbiamo abbracciare, rovesciando i consueti modi di dimostrare l’affetto.

  • Le relazioni online sono molto diverse da quelle faccia a faccia e queste, alla lunga, possono creare un senso di disorientamento e di disagio. Il rischio è dunque che venga in qualche modo “normalizzata” l’interazione a distanza, e che venga utilizzata anche quando non sarebbe necessaria.
  • Apprendimento: se pur i contenuti trattati siano gli stessi, con la DAD si impara in modo meno efficace. A rinforzare l’acquisizione delle nozioni trasmesse a scuola incide anche la funzione di particolari neuroni, cioè i “neuroni specchio” che si attivano sia quando facciamo un’azione, sia quando vediamo le altre persone fare un’azione. Questi neuroni sono fondamentali per generare questo senso di connessione automatica, di empatia, che è essenziale per qualunque relazione e in particolare nel mondo della didattica; nella relazione tra studente e docente e tra i diversi studenti, questo aspetto manca del tutto, il rischio è quello di passare le giornate ad ascoltare cose che saranno dimenticate molto in fretta e sperimentare delle lezioni che non riescano a creare un legame. Un altro tipo di neuroni la cui funzione viene messa in discussione nella DAD sono i neuroni gps, i quali sono necessari sia per orientarsi nello spazio, ma rivestono un ruolo fondamentale nella memoria autobiografica dimostrandoci quanto sia essenziale il collegamento tra le esperienze che facciamo e i luoghi in cui avvengono  affinchè l’esperienza fatta venga in qualche modo integrata nella nostra identità.
  • Perdita senso di appartenenza: Il mondo virtuale e la DAD puntano molto sulla performance, poco sulla collaborazione. E’ il prevalere dell’io sul noi, non consente di costruire appartenenze, fondamentali per il processo di costruzione della personalità dei ragazzi. E’ necessario puntare meno sulla performance, creare contesti di ascolto e di collaborazione anche virtuali.

Comportamenti a rischio tra i più comuni che possono indicare un disagio troviamo:

  • L’isolamento sociale molto spesso l’adolescente compie un vero atto di ritiro sociale e si rifiuta di uscire e incontrare gli amici;
  •  calo dell’umore e irrascibilità, la scarsità di stimoli positivi e occasioni di incontro con l’altro, in aggiunta a restrizioni sulle uscite,  scoraggiano comportamenti esplorativi volti al piacere e che dunque creano benessere e la percezione di emozioni positive;
  • l’elevato numero di ore trascorse ad interagire con la tecnologia; davanti a una situazione di difficoltà, di complessità, l’adolescente preferisce chiudersi nella propria individualità piuttosto che uscire nel mondo reale e accettare le sfide della vita quotidiana;
  •  Eccessivo tempo trascorso nel nucleo familiare: la didattica digitale costringe a stare in famiglia, mentre i bambini e soprattutto gli adolescenti necessitano di trascorrere del tempo anche con i loro coetanei. In alcuni casi la DAD inoltre ha dovuto “convivere” anche con lo smartworking dei genitori, con tutte le difficoltà che ne sono conseguite a partire dalla condivisione degli spazi, l’accessibilità alla rete condizioni che hanno sortito non poco stress per tutti.

Quali suggerimenti per i genitori?

Possiamo fornire ai ragazzi consigli utili su come gestire la didattica a distanza il primo è ricordare loro che la didattica a distanza è una didattica formale, questo vuol dire che si devono preparare concretamente come se dovessero andare a scuola, evitare ad esempio di restare in pigiama o a letto durante le lezioni.  Inoltre bisogna ricordarsi di accendere la telecamera per permettere ai docenti e ai compagni di creare una relazione e connessione reciproca. Un ultimo elemento importante è avere un luogo stabile in cui fare la formazione a distanza, è importante che si associ uno spazio ben preciso alla DAD.

Trasmettere ai ragazzi, che se pur a distanza, la scuola preserva la stessa identità e dignità anche se affrontata in modalità remoto; resta utile chiedere quotidianamente “com’è andata a scuola?” dando un segnale di routine stabile che viene preservata, assicurarsi che la connessione sia stabile e che l’ambiente in cui si svolge la DAD sia calmo e adeguato.

L’adulto di riferimento, per capire se il ragazzo sta affrontando un disagio psicologico potrebbe porsi le seguenti domande:

Notiamo sbalzi di umore o nel complesso cambiamenti dal punto di vista emotivo?
Un primo segnale che possiamo cogliere è se ci comunica, attraverso la comunicazione non verbale, disagio psicologico, ansia, stress o depressione e tende a limitare le proprie attività.

Al termine della DAD continua ad utilizzare strumenti tecnologici?
Se questo dovesse accadere sarebbe importante proporgli delle attività alternative che lo distolgano da questa relazione quasi simbiotica e/o dipendente con la tecnologia.

Riesce a concedersi uno spazio per le relazioni sociali?
Sarebbe importante preservare le relazioni faccia  a faccia,  l’incontro con i pari se pur in maniera limitata, resta estremamente necessario. Un segnale di disagio è la noia prolungata, il restare seduti sul divano per la maggior parte del tempo. Un altro elemento che può segnalare il senso di tristezza o di difficoltà psicologica è che il ragazzo non dia nessuna forma di aiuto, di supporto in casa, è come se fosse assente nelle attività quotidiane.

Pubblicato il 02/05/2021

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